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Associazione culturale Arci Voce
Associazione culturale Licenze Poetiche
Comune di Jesi – Assessorato Cultura – Biblioteca Planettiana

LE MARCHE IN BIBLIOTECA -I Giovedì Letterari della Planettiana di Jesi

Ogni giovedì di ottobre, alle ore 21.15
Conversazione con gli autori, interventi musicali e letture

La rassegna è organizzata grazie a un contributo del Comune di Jesi.

Partecipano: Scuola musicale Pergolesi,Woyqs-Scultura decorativa Ornamenti Nordic Scultura Accessori Per La Casa Scrivania Decorazione Statua Cavtuttio Figurine Ornamenti Per Soggiorno Artigianato Creativo Regalo Di Nozze Decorativo Da Collegree blu FIRE labradorite necklace gree beads argento Platedgift bithstone april birthday summer necklace gemstone christmas present for her 44cm 10mm Assciazione Arci Voce, Vi cunto e canto band

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PESCI DI CARTA di Ezio Bartocci, ex edicola, primavera 2019. Schoolpack Seven SJ Boy- Zaino Maxi Tondo Con Astuccio Quick Case Attrezzato (blu Deep)Hour of Devastation Booster Display (36 Packs) - ItalianoPresentazione il 30 marzo al Museo della Carta e della Filigrana di Fabriano.
«Il 4 ottobre 1582 dopo aver sgombrato la tavola, serrato l’uscio, spento il lume o il mozzicone di candela, come ogni sera ci siamo coricati per passare la notte. Il giorno appresso qualcuno ci vorrebbe far credere che non è il 5 ottobre ma il 15, come se avessimo dormito dieci notti e dieci giorni filati. I signori più informati dicono che il Papa ha voluto cambiare il calendario per aggiornarlo, dopo circa mille e seicento anni di onorato servizio.
La gente del popolo abituata agli scherzi, in genere stupidi e pesanti, forse divertenti per altri ma non per i poveri derisi, si è fatta sospettosa e non si cura di certe notizie. Sa bene che qualcuno abile con la penna, o con la lingua, ha fatto la sua fortuna descrivendo l’ingenuità dei gonzi. Chi vive alla giornata, forse trascura gli editti, di certo non guarda l’orologio e non conosce Copernico, ma da povero analfabeta continua a lottare per la sopravvivenza: per lui domani sarà la stessa campana a scandire il tempo; anno bisestile, giuliano o gregoriano che sia.»

Inizia così Ezio Bartocci nel presentare Pesci di carta, la sua ultima invenzione, arrivata giusto in tempo per salutare la primavera 2019: 12 tavole originali, una edizione “ex edicola” tirata in 250 copie, di cui 100 con un’acquaforte firmata e numerata, stampata su carta a mano con filigrana speciale prodotta dal Museo della Carta e della Filigrana di Fabriano. Il lavoro è  di grande eleganza, nel segno e nell’ironia – “leggeri, fantastici, profumati, ideali per festeggiare la Primavera” – e sarà presentato il 30 marzo a Fabriano proprio al Museo della Carta e della Filigrana; le tavole resteranno esposte fino al primo maggio.

Anche solo leggendo le prime righe della cartella, o nel dare queste semplici informazioni sulla presentazione, avvertiamo già il senso dell’immersione nel tempo e nelle epoche, nella profondità dei cicli annuali della vita, da non ridurre solo a ricorrenze che si ripetono, e in quella vitalità che sempre cerca il modo di trascendere le banalità dell’ovvio, infondendovi con la leggerezza del segno altri strati di significato:
«Il pesce molto stilizzato, inciso, graffito o tracciato alla buona è stato tra i simboli di riconoscimento e di appartenenza più usati dai cristiani che dovevano manifestare la propria fede in segreto per evitare le persecuzioni. Tacciare una linea arcuata sul terreno con una canna o uno stecco poteva essere un fatto del tutto casuale, ma se il vicino in risposta tracciava l’altra metà della linea, facendo assumere a quel segno geometrico l’aspetto di un pesce, il messaggio era inequivocabile.»

Leggere il testo della cartella, che ci accompagna attraverso questa storia dei pesci, di simbolismi, di miti, di significati – e anche di scherzi e di burle, il Poisson d’avril, come giustamente deve essere, perché occorre burlarsi dell’ovvio – è altrettanto piacevole che osservare e gustare le tavole, nelle quali le parole dell’autore diventano segno grafico e ripropongono con l’eleganza dell’ironia  quelle ciclicità dei tempi della vita: “…insieme alle rondini per far primavera”.
Anche se da tempi immemorabili, ricorda Bartocci, da noi nel vecchio continente al ritorno della primavera e della fatidica data del primo aprile non si parla più di festa ma di ricorrenza.

E allora, in un’epoca come quella attuale, schiacciata addirittura sul suo stesso e unico presente, nel quale le euforie collettive si mescolano alle depressioni nel tentativo continuo di annullare tutto prima ancora che qualcosa riesca davvero a nascere, e nemmeno le ricorrenze riescono quasi più a “ricorrere” e rimettersi in pista, ecco che Bartocci ci propone una “giornata mondiale dei pesci fuor d’acqua”, magari da inaugurare proprio questo primo aprile 2019.

Non riesco a non attribuire una precisa intenzione a Bartocci – dovrò chiederglielo – per quel filo che regge il pesce all’amo dentro di lui e poi esce dal quadro verso l’alto, dove noi possiamo soltanto immaginare, secondo il nostro estro, ma appunto non è affatto ovvio questo sforzo d’immaginazione, chi è che può averci fatto abboccare. E se non ci fosse nessuno?

Buon Poisson d’avril a tuttiLa presentazione è il 30 marzo, l’esposizione resta aperta fino al primo maggio (Museo della Carta e Filigrana di Fabriano; coordinamento e comunicazione Associazione culturale SANTINERI).

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Mercoledì 19 dicembre ore 21.15, secondo appuntamento al circolo di lettura presso la Planettiana di Jesi, dedicato quest’anno alla SJSF Y Ragazzi BMX Bici per Bambini, Nero Blu, 18 20 22 Pollici,22 .

Titolo: Natural Ethiopian Welo Fire Beautiful Opal Rondelle Beads Gorgeous Dimensione 4 MM TO 6 MM NECKLACE LENGTH 18 NecklaceKindSport Scala Svedese sptuttiiera Sport-2-240 Ginnastica complesso Sportivo, Sportivo Sptuttiiera, Legno, Bambini, Attrezzature Palestra
Autore: Giuseppe Catozzella
Casa editrice: Feltrinelli

(Brani estratti dall’intervista di Costume Mr Poker per uomo Opposuits a Giuseppe Catozzella, pubbblicata il 15 maggio 2014)

So che l’idea di scrivere Non dirmi che hai paura è nata dopo aver ascoltato la storia di Samia Yusuf Omar in Tv. Come è andata esattamente?
Io stavo facendo delle ricerche per un altro libro che doveva trattare dei i campi taliban e per questo mi trovavo in Kenya. Una mattina, mentre facevo colazione, ho sentito parlare della vita e della tragica morte di Samia e in me sono accadute due cose: da un lato sono stato investito dalla potenza di questa storia e dall’altro mi sono sentito responsabile, in quanto italiano, per la morte di questo talento. Mi sono reso conto che fino a quel momento non avevo mosso un dito per quella gente e dato che il mio modo di “stare al mondo” mi impone di essere solidale, ho deciso che avrei raccontato la storia di Samia e così ho fatto.

Per arrivare a scrivere avrai dovuto fare molte ricerche, cosa non facile visto che Samia era somala. Come ti sei mosso?
Avevo l’ovvia necessità di incontrare chi la conosceva bene, di farmi raccontare di lei dai suoi familiari. Ci sono state diverse persone fondamentali per la mia ricerca: Igiaba Scego, scrittrice italo-somala che mi ha aiutato nelle ricerche preliminari e Teresa Krug, giornalista di Al Jazeera che aveva scritto diversi articoli su Samia e aveva finito per diventare amica sua e della famiglia. È stata lei che mi ha passato il contatto di Hodan, la sorella di Samia che vive ad Helsinki.

Cosa è successo quando hai contattato la sorella?
Ci sono voluti sei o sette mesi perché mi rispondesse, non ne voleva sapere di me e delle mie richieste di incontrarci. È stato necessario l’aiuto di una mediatrice culturale, Zara Omar, per avvicinarmi. Senza di lei questo libro non esisterebbe. È stata Zara che scrivendo a Hodan in somalo ha ottenuto che potessimo andare a Helsinki per una settimana.

Come è stato l’incontro?
Hodan ci ha accolto in modo gentile nella sua piccola casa prefabbricata, spoglia ma calda, che il governo finlandese assegna ai rifugiati come lei. Zara cercava di sciogliere il ghiaccio e, dopo i convenevoli, ci siamo spostati in una stanza dove c’erano solo un tappeto e un divano, io ho estratto il registratore ma non ho nemmeno fatto in tempo a fare la prima domanda: appena ho fatto il nome di Samia, Hodan ha reagito con un fiume di lacrime. Per quasi un’ora abbiamo tentato di parlare, ma era inutile, Hodan non faceva che piangere. A quel punto ho detto a Zara di dire a Hodan che mi ero reso conto di avere sbagliato tutto, che ce ne saremmo andati l’indomani e che non se ne sarebbe fatto nulla, probabilmente non era stata una buona idea quella di voler scrivere questa storia così dolorosa. Finalmente ci siamo rilassati tutti e abbiamo riso. Poco prima di andarmene ho deciso di dire a Hodan il vero motivo per il quale avevo pensato di scrivere la storia di sua sorella, ovvero perché mi sentivo responsabile per la morte di Samia.

Che cosa è accaduto a quel punto?
Non dimenticherò mai gli occhi di Hodan mentre le spiegavo come mi sentivo. Da lì è cambiato tutto. In quel momento Hodan ha deciso di affidarmi la storia, ha deciso di prendersi il rischio che comportava il racconto di questa vita, il rischio provare tanta sofferenza.

Il dietro alle quinte del libro è quasi emozionante quanto il romanzo stesso. E poi come è andata la settimana con Hodan?

A quel punto la settimana è trascorsa in modo intensissimo, tra momenti di lacrime collettive, canti e grandi risate;P Prettyia Trailer di Mettuttio per Traxxas Trx4 Axial Scx10 1 8 1 10 RC auto (46x26cm)Monta A Cavtuttio Peluche con Il Suono, Altezza del Sedile. 48 Centimetri è stata un’esperienza indimenticabile.

Quanto ci hai messo in tutto per terminare il libro?
Un anno e mezzo, più o meno.

Hai mantenuto i rapporti con Hodan?
Sì, ci sentiamo spesso. Proprio l’altro giorno l’ho informata che il Comune di Milano ha intitolato una pista d’atletica a sua sorella Samia Yusuf Omar. All’evento di inaugurazione c’erano 650 ragazzi che gareggiavano in varie discipline, una festa bellissima.

Dopo aver scritto questo libro come vedi il problema dell’immigrazione?
Immergersi così tanto nella vita anche di uno solo di questi migranti ti cambia per sempre. Prima mi facevo condizionare dalle frettolose cronache dei Tg, non avevo sviluppato alcuna sensibilità rispetto al tema e mi facevo trasportare dal pregiudizio; ero portato a considerare questa gente non dico come numeri, ma quasi. I Tg, in fondo, ce li raccontano così. Adesso, invece, ho ben chiaro che ognuna di queste persone è portatrice di una storia cento volte più interessante della mia. Per raccontare il viaggio di Samia ho incontrato decine di ragazze, anche di sedici anni che hanno fatto il viaggio e solo guardandole negli occhi si capisce che hanno già vissuto l’equivalente di quattro vite mie.

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Titolo: Collezione di Coloreeei BICYCLE (nuova edizione). Coste, isole e persone dell’Adriatico
Autori: foto di Ignacio Maria Coccia e testi di Matteo Tacconi
Casa editrice: Capponi editore

Può un mare essere chiamato Corto? Racchiudendolo o avvicinandolo così a noi stessi, che lo guardiamo dagli angoli più insoliti delle sue rive, cercando un punto dove diluire noi stessi gli sguardi? Mare Corto è il titolo del libro, e del viaggio fotografico e letterario lungo le coste adriatiche, di Ignacio Maria Coccia, fotografo, e Matteo Tacconi, scrittore. Ed è stato quest’ultimo a parlarcene venerdì scorso, nella sede di Jesi in Comune, il nuovo gruppo politico jesino nato in occasione delle ultime elezioni amministrative e attento a costruire attorno a sé anche relazioni di vicinanza culturale e sociale, con le iniziative che regolarmente propone.
Matteo Tacconi ha citato lo scrittore bosniaco Predrag Matvejević, autore del fondamentale e universaleVassoio pedonale a ragno 40 x 40 cmEmerald Beads, 5-6 mm Dimensione, 12 - 1 Stre, Cabochon, Square Beads Breviario Mediterraneo,61cm x 4,6m bianco stampabile Heat Transfer vinyl termoadesivo maglietta tappi borseCOOLMP – Set di 6 – 16 tovaglioli in autota Fatta a uomoo, 33 x 33 cm, Taglia Unica, Decorazione e Accessori per Feste, Animazione, Compleanno, Matrimonio, Eventi, Giocattoli, Ptuttioncino un testo che ha uno sguardo su questo mare interno alla nostra storia simile al respiro dei libri storia di Braduel: “Il Mediterraneo è il mare della vicinanza, l’Adriatico è il mare dell’intimità”.
E allora, una volta compreso questo, non resta che mettersi in viaggio lungo le sue coste, per assaporarla quell’intimità che a volte, superficialmente perché sospinti da questa fretta moderna che ci perseguita, ci sembra illusoria quasi come un sogno di mezza estate. E allora ecco i due autori in viaggio, attenti alle storie presso cui fermarsi, per raccoglierle e raccontarle con le parole e con le immagini, inseguendola quell’intimità negli angoli dove ancora palpita.
Dicevo a Matteo, scherzando mentre lo salutavo a fine serata, che sono stati capaci di scovare le “aree interne”, le stesse di cui da qualche anno, ancor più da dopo il terremoto, parliamo con intensità andando a ricercare sugli Appennini i luoghi delle nostre origini, martoriati da tempo dal tempo e non solo, ma dove come le erbe di alta montagna attecchiscono ancora vecchie e nuove storie, gli dicevo che questo tipo di “aree interne” simile a uno sguardo, sono stai capaci di scovarlo nei mille angoli delle nostre coste.
Nostre perché le abitiamo, da sempre, e nostre perché siamo in tanti ad abitarle, da ogni sponda e in ogni insenatura, e talvolta siamo così diversi tra noi da non averne nemmeno la percezione, o il senso dell’intimità. Mi veniva continuamente in mente, mentre ascoltavo e vedevo le foto sullo schermo, un mio passaggio una decina di anni dentro l’insenatura di Kotar, o Cattaro, e seduto sulla riva dicevo a me stesso, sì questo è un luogo dove potrei vivere.Joker- Gioco di Ruolo per Bambini, Coloreei Assortiti, L, 997648Generique - Costume Ufficiale Militare Donna LCostume Ufficiale Militare Donna L.
E così il Mare Corto m’è sembrato come un respiro. Ecco allora le storie. Matteo ne ha anticipata qualcuna agi aspiranti lettori del libro. C’è il ragazzo che ritorna a vivere su un isola dell’Istria dove sono rimaste solo quattro anziane, per produrre vestiti di lana di pecora. Come un pastore dell’Appennino, mi sono figurato io, nella sua isola in mezzo al mare: che siano questi i monti naviganti di Paolo Rumiz?
O il ragazzo di una Venezia che affonda, forse prima ancora tra i vaporetti, i turisti e le grandi navi che non per il livello del mare che si alza, e in questa città come una leggenda riprende a produrre remi per chi il mare vuole viverlo seduto su una barca. Magari anche tirando i remi in barca ogni tanto, e restare lì appena un poco più in là della riva.
O il mito della pesca oceanica dei sanbenedettesi, che da quegli anni cinquanta quando iniziarono a uscire più che incoscienti dalle colonne d’Ercole per costeggiare l’Africa, hanno modificato irrimediabilmente il loro sguardo sul mare che bagna il loro cortile di casa.
O la foto degli innamorati che scelgono sullo sfondo della loro intimità Trieste, forse l’unica città, forte  di un intero continente alle sue spalle, da dove il mare corto può apparire in tutta la sua lunghezza.Marvel Iron uomo Digital Morphsuit Lizenz Ware oro Rosso Neromostrarekig combatiente Sports auto modello Cool nero 1 18 classeica Diecast auto Sports auto modellolo in lega di mettuttio Auto Giocattoli for bambini Regalo giocattolo auto Collection modellolo in scala Veicolo di simulazion.
Oppure quella comitiva di oche dal piglio caparbio e il passo deciso e pratico, su una spiaggia nel sud dell’Albania, come antichi pellegrini che ancora si aggirano lungo queste e coste. Ignacio le aveva intraviste con la coda dell’occhio, dall’auto mentre seguivano la litoranea, e subito ha capito che doveva dedicare loro il tempo necessario della lentezza e della pazienza, della costruzione di una relazione e di un senso, e come in una di quelle favole in cui le oche interagiscono tranquille con gli umani, le ha convinte a radunarsi e a entrare nel personaggio, a conferire al loro passo quel qualcosa in più che serviva, per fermare proprio lì la nostra attenzione, con un’isola sullo sfondo e un po’ di lato, e le luci del mare e del cielo cariche di tutta la loro leggerezza. Hanno sempre questo tipo di respiro le foto di Ignacio, predilige l’aria, i cieli, le tonalità che ci alleggeriscono, aprono, ci danno il tempo.

(degli stessi autori, Verde cortina)

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Titolo: ‘E Riavulille
Autore: Tullio Bugari
Casa editriceWALKER Travel Frame, Roller a Due Ruote Pieghevoli con Sedile ammortizzato Freno bloccabile uomoico ergonomico, Adatto per pazienti Anziani e Nonni

Il titolo ‘E Riavulille è mutuato dalla smorfia napoletana e ci dice che si tratta del numero 77, i diavoli. In realtà il racconto, cronaca postuma di eventi che hanno segnato la storia politica e sociale della seconda metà del secolo appena passato, fa riferimento esplicito al Settantasette: l’anno dell’esplosione dell’ultima rivolta di classe, l’anno che segnò la frattura mai più ricomposta tra l’autonomia del conflitto reale e le nebulose prassi dei partiti della sinistra ufficiale e il riflusso della lotta sindacale. Siamo, tuttavia, di fronte a un racconto originale che, così dato, aiuta il lettore ad approfondire aspetti collaterali cui spesso si soprassiede per vizio di centralità degli eventi. Tullio Bugari ci ha abituato a racconti atipici di eventi storici importanti; abbiamo già raccontato, qualche anno fa, del suo tour in bici lungo la linea gotica, occasione quella per rievocare la Resistenza partigiana nell’entroterra centro settentrionale, dalle Marche alla Liguria attraversando l’arco appenninico toscano, questa volta il Settantasette è raccontato con gli occhi dei giovani ribelli marchigiani, riavulille, piccoli demoni che dagli eventi delle città (Roma, Bologna e Milano) assimilano forme espressive alternative e le importano  nei loro territori della provincia, spesso definita come luogo tranquillo e lontano dalla violenza metropolitana. Metti una radio, individua una fabbrica, aggiungi pratiche di lotta coerenti e l’autonomia della sinistra di classe dalla sinistra ingabbiata nelle compatibilità del sistema viene zippata in un piccolo territorio delle Marche che non solo teorizza ma pratica quotidianamente il suo Settantasette, rovesciando schemi e stilemi della borghesia e dei partiti storici che non comprendono (e non comprenderanno negli anni a venire) la potenzialità rivoluzionaria di quella che fu l’ultima stagione felice di una rivoluzione possibile.

Ci è piaciuto molto rileggere le opinioni filtrate dal contesto immediato, sulla cacciata di Luciano Lama dall’università, sulla morte di Giorgiana Masi e di Francesco Lorusso, sul sostegno, via etere e anche materiale, ai compagni di radio Alice che a Bologna resistettero tenacemente all’assalto dei celerini, su quel modo, assolutamente self-made, di fare controcultura e controinformazione perché, ora possiamo riconoscerlo serenamente, in quei giorni, in quei mesi, si liberò quell’autonomia possibile della sinistra di classe, con la quale, a lungo, la borghesia dovette fare i conti. Alla fine vinse il grande capitale, con le sue armi chimiche (droga), con le sue sirene (mercato), quelle stesse armi che oggi, distrutto o ridotto al silenzio larghe masse di proletariato, stanno ritorcendosi contro di lui.  E pure chi partecipò a quelle lotte, alle occupazioni di case e scuole, agli espropri proletari, agli scontri con la celere, al termine della lettura potrà almeno sentire una punta di orgoglio per aver contribuito, lontano da piazze e luoghi famosi, alla formazione di piccoli nuclei resistenti che, dalle periferie, fece sentire forte la propria voce. Alla fine il lettore amerà comunque della stessa intensità l’operaio Febo e la moglie, la femminista Arianna, Aura, neolaureata che s’improvvisa contadina, il Fotografo che vive a Roma e funge da ideale staffetta, raccontando agli amici della provincia gli eventi attraverso i suoi scatti, l’anarchico Cafiero e l’ex operaia Nemesi. Finiranno tutti ingoiati dal riflusso e dall’edonismo reaganiano degli anni ’80? Non è dato saperlo, quel che è certo è che cercarono una via, un’alternativa al dominio assoluto del capitalismo ed ancora oggi rappresentano un esempio ai tanti di noi che non smettono di rivendicare autonomia di classe dalle logiche liberiste.  (Enzo di Brango, Le Monde Diplomatique, giugno 2018).

(Un estratto del romanzo sulla rivista La macchina sognante.)

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La letteratura delle migrazioni: Circolo di lettura 2018/2019 presso la Biblioteca Planettiana di Jesi. Martedì 23 Alessandro Seri ha presentato il programma del quarto anno del circolo di lettura e ha illustrato i libri proposti; anche quest’anno l’attività si svolge in parallelo agli incontri di altri circoli della zona di Macerata, con un coinvolgimento complessivo di circa 150 lettori.  Per quanto riguarda Jesi la data del primo incontro, con il libro EXIT WEST, è Mercoledì 21 novembre.  Le date dei successivi incontri mensili saranno concordate in seguito.

EXIT WEST di Moshin Hamid – Einaudi 2017 p.160
Saeed è timido e un po’ goffo: così, per quanto sia attratto dalla sensuale e indipendente Nadia, ci metterà qualche giorno per trovare il coraggio di rivolgerle la parola. Ma la guerra che sta distruggendo la loro città, strada dopo strada, accelera il loro cauto avvicinarsi e, all’infiammarsi degli scontri, Nadia e Saeed si scopriranno innamorati. Quando tra posti di blocco, rastrellamenti, sparatorie, la morte appare l’unico orizzonte possibile, inizia a girare una strana voce: esistono delle porte misteriose che se attraversate, pagando e a rischio della vita, trasportano istantaneamente da un’altra parte. Inizia così il viaggio di Nadia e Saeed, il loro tentativo di sopravvivere in un mondo che li vuole morti, di restare umani in un tempo che li vuole ridurre a problema da risolvere, di restare uniti quando ogni cosa viene strappata via. Con la stessa naturalezza dello zoom di una mappa computerizzata, Mohsin Hamid sa farci vedere il quadro globale dei cambiamenti planetari che stiamo vivendo e allo stesso tempo stringere sul dettaglio sfuggente e delicato delle vite degli uomini per raccontare la fragile tenerezza di un amore giovane.

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NON DIRMI CHE HAI PAURA di Giuseppe Catozzella – Feltrinelli 2015 p. 240 (data incontro: mercoledì 19 dicembre ore 21.15)
Samia è una ragazzina di Mogadiscio. Ha la corsa nel sangue. Ogni giorno divide i suoi sogni con Alì, che è amico del cuore, confidente e primo, appassionato allenatore. Mentre intorno la Somalia è sempre più preda dell’irrigidimento politico e religioso, Samia guarda lontano, e avverte nelle sue gambe magre e velocissime un destino di riscatto per il paese martoriato e per le donne somale. Gli allenamenti notturni nello stadio deserto e le prime affermazioni la portano a qualificarsi alle Olimpiadi di Pechino. Arriva ultima, ma diventa un simbolo per le donne musulmane in tutto il mondo. Il suo vero sogno, però, è vincere. L’appuntamento è con le Olimpiadi di Londra del 2012. Ma tutto diventa difficile. Gli integralisti prendono ancora più potere, Samia corre chiusa dentro un burqa ed è costretta a fronteggiare una perdita lacerante, mentre il “fratello di tutta una vita” le cambia l’esistenza per sempre. Rimanere lì, all’improvviso, non ha più senso. Una notte parte, a piedi. Rincorrendo la libertà e il sogno di vincere le Olimpiadi. Sola, intraprende il Viaggio di ottomila chilometri, l’odissea dei migranti dall’Etiopia al Sudan e, attraverso il Sahara, alla Libia, per arrivare via mare in Italia.

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CHE PAESE L’AMERICA di Frank McCourt – Adelphi 2000 p. 446 (data: mercoledì 23 gennaio, ore 21.15)
Vista dal parapetto di un bastimento, l’America era sembrata al giovane McCourt l’immagine stessa del riscatto da quel che nelle Ceneri di Angela ci era stata raccontata come il più atroce, oltreche il piu ilare, dei mondi possibili. Qui la scena, diversa e più tumultuosa, è invece quella di New York nel secondo dopoguerra. Una New York proletaria, dove fra case di mattoni rossi, pub di emigrati irlandesi e banchine ingombre di merci, con la quinta strada lontana e irraggiungibile di Manhattan, Frankie si trova a percorrere, passo dopo passo, un faticosissimo apprendistato. lnserviente in un grande e lussuoso albergo, militare durante la guerra di Corea, scaricatore di porto e infine insegnante – in aule e fra scolaresche che ricordano piuttosto da vicino le rumorose classi di Limerick -, McCourt mantiene prodigiosamente intatto il suo timbro inconfondibile, e la capacita di trasformare qualsiasi fatto, le avances di un prete alticcio come l’arrivo di Angela dall’lrlanda, quattro chiacchiere con i vecchi lustrascarpe italiani di Staten Island come il ritorno in patria e l’incontro col padre, in una grande, irresistibile storia.

PARTIRE di Tahar Ben Jellou – Bompiani 2014 p. 270 (data: mercoledì 27 febbraio, ore 21.15)
Azel ha poco più di vent’anni e il futuro davanti: una laurea, molti sogni, la voglia di vivere e l’ambizione che si hanno a quell’età. La vita a Tangeri, tuttavia, non permette molto; povertà e corruzione fanno intravedere la felicità solo dall’altra parte dell’oceano, in Spagna. Partire è l’unica salvezza possibile. Ma anche partire è difficile, rischioso e richiede compromessi. Per AzeI partire ha il prezzo del tradimento, degli altri e di se stesso. Ha il costo di un amore in cui non crede, di una relazione omosessuale cui cede per necessità. Sembra non esserci scampo per la dignità, in questo mondo di opportunismi, prostituzione, clandestinità, sessualità tradita. Per fortuna ci sono i sogni. Ben Jelloun compone un affresco straordinario, di denuncia e poesia: il ritratto di un mondo di immigrazione e clandestinità in cui la felicità sta sempre altrove.

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LA FESTA DEL RITORNO di Carmine Abate – Mondadori 2014 p. 172 (data: mercoledì 20 marzo, ore 21.15)
Un padre e un figlio. Il primo racconta la sua vita di emigrante, sospesa tra partenze e ritorni, tra Francia e paese; il secondo ricorda il suo spaesamento e la sua rabbia nei periodi senza il padre, ma anche l’incanto dell’infanzia, immersa in un paesaggio vivido, saturo di profumi. Davanti a loro, un grande fuoco acceso sul sagrato, la notte di Natale. Entrambi hanno un segreto da nascondere, un segreto legato all.amore della figlia maggiore per un uomo misterioso… Ambientato nella mitica Hora (la trasfigurazione romanzesca della nativa Carfizzi) e narrato da due voci inconfondibili per l’abile intarsio di parole e ritmi plurilinguistici, questo romanzo mette in scena l’epos del passaggio di testimone tra due generazioni. Un padre e un figlio che trovano la capacità di parlarsi, e di far ardere i propri cuori intorno allo stesso fuoco, con commovente intensità. “La festa del ritorno” è, così, una preziosa testimonianza sulla nostra emigrazione, un romanzo di formazione e una storia.

LA NIPOTE DEL SIGNOR LINH di Philippe Claudel – Ponte alle grazie 2005 p. 116 (data: mercoledì aprile, ore 21.15)
Il signor Linh viene da un Paese lontano: il suo villaggio è stato distrutto dalla guerra e tutti i suoi cari sono stati uccisi dalle bombe. Porta con sé sua nipote, che ha solo pochi mesi. Giunto in una città francese, dove viene ospitato in un centro di accoglienza, incontra il signor Bark, vedovo e altrettanto solo. E’ l’inizio di una toccante amicizia che sarà capace di sfidare le barriere della solitudine e dell’indifferenza umane.

NEL MARE CI SONO I COCCODRILLI di Fabio Geda – Baldini e Castoldi 2017 p. 151 (data: 22 maggio, ore 21.15)
Se nasci in Afghanistan, nel posto sbagliato e nel momento sbagliato, può capitare che, anche se sei un bambino alto come una capra, e uno dei migliori a giocare a Buzul-bazi, qualcuno reclami la tua vita. Tuo padre è morto lavorando per un ricco signore, il carico del camion che guidava è andato perduto e tu dovresti esserne il risarcimento. Ecco perché quando bussano alla porta corri a nasconderti. Ma ora stai diventando troppo grande per la buca che tua madre ha scavato vicino alle patate. Così, un giorno, lei ti dice che dovete fare un viaggio. Ti accompagna in Pakistan, ti accarezza i capelli, ti fa promettere che diventerai un uomo per bene e ti lascia solo. Da questo tragico atto di amore hanno inizio la prematura vita adulta di Enaiatollah Akbari e l’incredibile viaggio che lo porterà in Italia passando per l’Iran, la Turchia e la Grecia. Un’odissea che lo ha messo in contatto con la miseria e la nobiltà degli uomini, e che, nonostante tutto, non è riuscita a fargli perdere l’ironia né a cancellargli dal volto il suo formidabile sorriso. Enaiatollah ha infine trovato un posto dove fermarsi e avere la sua età.

ANCORA di Hakan Gunday – Marco Y Marcos 2016 p. 416 (data: 19 giugno, ore 21.15)
Il nuovo romanzo di Hakan Günday entra con impeto e passione amara nel tema attuale dei migranti e del traffico d’uomini. Il viaggio di Gaza sino in fondo all’inferno incarna mali sociali da combattere; il suo ritorno alla luce riaccende la speranza. Prima parte: SFUMATO.”Ancòra”: è l’unica parola turca che sanno i migranti clandestini. Ancora acqua, ancora aria, ancora speranza. Gridano “Ancòra” chiusi nel camion, sul barcone che attraversa il Mare Egeo dalla Turchia alla Grecia. Gaza è il figlio di un trafficante di uomini e fin da piccolo impara a fare l’aguzzino in questo mondo spietato e confuso. Cresce nell’odio e l’unico affetto lo riceve da Cuma, un clandestino che lo tratta da amico e gli regala una rana di carta. Seconda parte: CANGIANTE . Cuma muore, vittima delle angherie dei trafficanti. Il male travolge Gaza come un unico blocco nero. Il camion carico di clandestini si ribalta: lui perde il padre e resta intrappolato tra i corpi per tredici giorni. Sopravvive, ma con la fobia di ogni contatto umano. Terza parte: CHIAROSCURO. In orfanotrofio si nutre di libri, e uno psichiatra se lo prende a cuore. Gaza intravede sprazzi di luce tra le ombre del mondo, ma non è ancora pronto al riscatto. La violenza è ancora il suo elemento: si unisce a razzisti e reazionari, partecipa a linciaggi. Quarta parte: UNIONE. Solo un viaggio nella patria di Cuma, tra i Buddha giganti di Ba-miyan, restituirà a Gaza la pace.

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Presentazione del romanzo di Asmae Dachan “Il silenzio del mare”
Il libro è finalista al Premio Letterario Giornalistico Piersanti Mattarella, la finale e la premiazione avranno luogo a Palermo il prossimo 24 novembre.

Titolo: Il silenzio del mare
Autore: Asmae dachan
Casa editrice: Generique - Costume Deadpool 2 per Adulto XLCostume Deadpool 2 per Adulto XL.

La recensione della scrittrice gituttio Citrine Laser Cut Faceted Oval Gemstone Loose Craft Beads Stre 16 10mm 15mm (dal blog Colibri 00118004Colibrino Triciclo, Dimensione-86x 50x 98cm, Colour-arancia)

Protagonista del romanzo è il silenzio a cominciare dal titolo  “Il silenzio del mare”.  Il mare non grida,  mormora, culla dolcemente i sogni, alimenta il desiderio per carezze affettive, tratta con tenerezza i cadaveri, trattiene i segreti, custodisce le speranze, miscela le idee, e il suo è un silenzio attivo, vivo anche se non pronuncia parole. A volte dolce, a volte burrascoso e rumoreggiante ma instancabile nel movimento che è Vita. Ha un suo specifico linguaggio ed è compreso, accettato da chi si mette muto ad osservarlo e ascoltarlo non solo con l’udito ma soprattutto con l’anima. Il mare che alimenta speranze, la paura e custodisce con discrezione segretamente tante storie. Il silenzio di Fadi che preferisce l’ascolto al parlare, la sua scelta di andare sulla spiaggia, al porto da solo per sentire il rumore dei propri pensieri che si muovono come le onde.

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Il silenzio di Dafne che utilizza per ritrovare se stessa, per comprendere le sue angosce, per capire cosa non va della sua vita, per riordinare i pensieri. Sceglie il silenzio quando si trova in un ambiente sconosciuto, nella casa di accoglienza in mezzo a persone estranee. Preferisce il silenzio  piuttosto che chiedere, chiarire con il marito e interrogarlo su certi comportamenti, e sceglie di tacere i suoi pensieri e tormenti.

Il silenzio usato come soluzione dalla suocera di Dafne per evitare discussioni dolorose in famiglia. Il pescatore Gino che osserva e legge molto più nei silenzi che dalle parole, il dramma che sta vivendo Fadi, e quei silenzi diventano solidarietà, comprensione, compassione, partecipazione.

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I protagonisti del romanzo sono due siriani costretti a fuggire con i barconi e solo uno arriva vivo in Italia. La storia di Fadi e di Ryma simile a quella di migliaia di profughi di cui nessuno parla. Il silenzio sulla storia della Siria, dei giornalisti che non raccontano, delle autorità che se ne avvalgono per aumentare le uccisioni e le repressioni violente.

Il silenzio del mondo che non interviene ed evita di pubblicare il dramma che sta vivendo quel popolo. Il silenzio di tutti gli innocenti martoriati in Siria che non possono più raccontare.

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Asmae l’autrice,  non tace ma racconta con una penna sottile, raffinata ciò che viene taciuto. Entra nel cuore dei protagonisti e con un filo di seta tesse la trama dei loro pensieri, delle angosce e speranze, degli ideali che danno la motivazione e il coraggio per combattere. La penna di Asmae fa scorrere sui fogli, cuori intrisi di sofferenza e ricolmi di amore, di intensità e di silenzi che riempiono, avvolgono i vari personaggi.

Tutto il romanzo scorre lentamente, ogni respiro viene descritto e vissuto consapevolmente ed ogni personaggio è visto dal di dentro più che da fuori, dalle azioni, gesti e parole. Dialoghi sintetici, scarni, essenziali e grande spazio all’intimità, ai pensieri, impressioni, sensazioni ed emozioni e ai tanti dubbi che accompagnano gli eventi.

Il lettore è preso delicatamente per mano e condotto dentro la storia, come se l’autrice volesse accostare i lettori, senza alcuna pretesa, alla Siria, a ciò che sta accadendo per farli sentire partecipi, vicini e in qualche modo protagonisti.

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C’è un senso di appartenenza al mondo e noi tutti siamo cittadini del pianeta, vicini o lontano che ci troviamo logisticamente, siamo tutti bisognosi di libertà di espressione, e quindi ugualmente responsabili di una pace che va vissuta e mantenuta ogni giorno in ogni angolo e qualsiasi contesto del pianeta Terra proprio perché come uomini, indipendentemente dal colore della pelle, siamo tutti esseri umani che in modo naturale desiderano amare ed essere amati.

Il romanzo è la testimonianza concreta che l’amore, il rispetto, la comunicazione, l’accettazione sono alla base della civile convivenza che fa sentire ogni essere umano ricco e felice di esistere.